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    Gioielli Sardi
     

    La gioielleria popolare sarda è di notevole interesse, sia come espressione originale di cultura che per le qualità intrinseche, che incontrano il gusto contemporaneo e ne determinano tuttora la produzione. L’artigianato orafo si sviluppò nell’isola soprattutto a partire dal XVII secolo ed utilizzò prevalentemente l’argento i cui giacimenti più importanti si trovano nell' Iglesiente-Guspinese, nel Sarrabus (il cosiddetto filone argentifero) e nella Nurra (Miniera dell’Argentiera). Attualmente tali giacimenti sono inattivi. L’uso dell’oro, materiale più raro e costoso, si affermò invece nell’Ottocento. In questi secoli, tecniche di lavorazione e motivi decorativi acquisiti dalle culture dominanti si saldarono con un sicuro gusto locale: sono evidenti soprattutto gli influssi spagnoli, ma anche peninsulari e francesi, mentre le somiglianze con la gioielleria punica, ellenistica, romana e perfino nuragica (bottoni tronco-conici) non sono, secondo alcuni studiosi, sicuramente interpretabili come una diretta eredità dal passato. I laboratori artigiani avevano sede in poche città - Cagliari, Sassari, Oristano, Alghero, Bosa, Iglesias- dove, fin dal Medioevo, erano attive le potenti corporazioni degli orafi. Nel tempo si sono affermati i laboratori di Dorgali, Ittiri, Oliena, Tempio Pausania, Nuoro, Gavoi, Fonni, Quartu Sant’Elena, Sinnai.

      bottoni
    Bottoni, catene e spille sono i gioielli tradizionalmente legati all’abbigliamento , soprattutto festivo, sia maschile che femminile.
    I bottoni, le cui dimensioni variano a seconda del paese e del ceto sociale di appartenenza del proprietario o proprietaria ( in genere comunque i bottoni del vestito maschile sono più piccoli di quelli femminili), chiudono il collo della camicia (in coppia) e i polsini del giubbetto maschile e femminile.
    In alcuni centri, una serie di circa venti elementi costituisce sa buttonera, che chiude le maniche del giubbetto femminile quando queste sono aperte dal gomito al polso.Le tecniche costruttive sono, in linea di massima, quattro: in filigrana a giorno, tecnica mista (filigrana a giorno e filigrana applicata), in lamina liscia o traforata, a piastra. Ad eccezione del bottone a piastra, ottenuto utilizzando monete non più in corso o dischi di lamina d’argento
    liscia o decorata a bulino, i diversi tipi di bottone non si differenziano molto in quanto tutti costituiti da due calotte saldate tra loro.
    Le catene, ganceras, sono un accessorio dell’abbigliamento tradizionale festivo sia maschile che femminile. Nella forma più semplice la gancera, costituita da una catenella con due piastre terminali,ha la funzione di chiudere alcuni capi di vestiario. Nel nuorese serve per far aderire bene al viso il copricapo femminile, in altri casi per allacciare il giubbetto femminile o il grembiule. In quest’ultimo caso , con funzione esclusivamente decorativa, una parte di essa viene lasciata cadere lungo il fianco.
    Nel modello più semplice, le ganceras sono costituite da due elementi estremi, in genere cuoriformi, e da una semplice catenella di collegamento. Quelle più complesse sono formate da più segmenti paralleli di catenella alternati ad elementi in lamina traforata e con pietre policrome incastonate, mentre le placche terminali sono realizzate in lamina decorata generalmente con motivi floreali.

    gancera

    Il più diffuso gioiello ornamentale è l’anello. Realizzato sia in oro sia in argento è spesso impreziosito da pietre incastonate, generalmente semipreziose (granato) o più frequentemente realizzate in pasta di vetro colorata con ossidi metallici. Le tecniche di incastonatura sono quelle a dentelli e a bordi ribattuti sulla pietra.
    Caratteristico è l’anello detto maninfide, dono di fidanzamento dell’uomo alla futura sposa, caratterizzato dalla raffigurazione di due mani che si stringono. Molto diffuso è anche l’anello a castone piatto che porta inciso sulla piastra la lettera R o le iniziali del nome della persona che lo aveva regalato.
    Regalo di fidanzamento o di matrimonio a seconda della località, è l’anello “a giardinetto”, caratterizzato da un numero variabile di pietre in relazione alla classe sociale di appartenenza. Tipico regalo del padrino in occasione del battesimo è l’anello con la corniola incisa, materiale al quale sin dall’antichità veniva riconosciuta funzione apotropaica.

    Numerose sono le tipologie di orecchini usate nell’abbigliamento popolare. Il modello più diffuso è a cerchio in filo d’oro o d’argento, a volte con una figurina zoomorfa al centro, spesso con un lungo pendente di corallo o pasta vitrea. Limitato al meridione dell’isola è l’uso dell’orecchino a fiocco con perle scaramazze.
    Nell’abbigliamento tradizionale festivo la collana è un gioiello molto importante.  Il tipo più diffuso è quello con vaghi di corallo o corallo
    e oro, in alcune zone i vaghi sono di pasta vitrea nera. Altri tipi di collane sono costituite da catene d’oro, generalmente lunghe con maglie di varia forma. Tipica è quella campidanese, molto lunga, alla quale si usava appendere un

    anello
    orologio. Molto diffusa è anche la collana in argento con maglia cilindrica semplice o doppia e quella del tipo “nodo entro nodo”. La catena d’argento a maglia doppia è presente anche nel vestiario maschile. Caratteristico è poi il monile costituito da un pendente in lamina traforata, perle e filigrana, sorretto da un nastro di velluto stretto intorno al collo, chiamato lasu nel campidano e zoiga a Dorgali. Ad Oliena il pendente è circolare in lamina e filigrana ed è denominato su sole . Al centro del pendente, tra volute e spirali di filigrana, è raffigurata una chiave con a lato due cuori. Il simbolo della chiave rappresenta la delega alla donna del buon governo della casa e della famiglia. Esso veniva regalato dalla cognata alla sposa in occasione del matrimonio insieme a una spilla. Molto comuni nell’abbigliamento popolare sono gli oggetti ai quali per forma o materia si attribuisce una funzione apotropaica. Per la loro costruzione è usato sia l’oro che l’argento, che fungono da supporto, insieme ad altri materiali in genere di origine locale: corallo, selce, marmo bianco, zanne di cinghiale, denti di squalo, chele d’aragosta, sproni di gallo. Alcuni materiali sono di importazione, come alcune specie di conchiglie, giaietto e paste vitree. Gli amuleti proteggono dall’invidia le persone, adulti e bambini, gli animali, soprattutto da lavoro, e perfino le cose. Attraverso lo sguardo, chiunque può emettere volontariamente o involontariamente un flusso negativo (l’invidia) che l’amuleto raccoglie su di sè neutralizzandolo. E’ diffusa la credenza che quando questo si rompe ha assolto il suo compito. kokko o pinnadellu o sabeggiaTipico amuleto della prima infanzia è il kokko o pinnadellu o sabeggia , piccola sfera di ossidiana, onice, vetro, pasta vitrea, giaietto, corallo, montata generalmente in argento, a cui possono essere fissati dei piccoli sonagli, che viene appuntata nelle vesti del bambino o sistemata nella culla. Allo stesso modo poteva essere sistemato anche un altro amuleto, chiamato comunemente “occhio di s.lucia”, costituito dall’opercolo di una conchiglia di gasteropode, montato in argento o oro, e spesso accompagnato da piccoli sonagli o pezzi di corallo. Oltre che contro il malocchio questo amuleto è utilizzato anche per la cura degli occhi e del mal di testa. Diffuso nella zona del Nuorese è su kiliarju , anche esso tipico dell’infanzia, costituito da un elemento in pasta di vetro lattescente sferico o piriforme, legato in argento e sospeso ad una catenella a doppio anello. Altri amuleti sono costituiti da elementi in vetro di varia forma, sempre montati in argento. Si tratta generalmente di manici di tazze o tappi di ampolle a cui è stata attribuita una carica magica.
    Contro il malocchio, la sterilità femminile e il mal d’orecchio, è tipico l'uso delle  conchiglie, soprattutto del genere Cyprea, montate in argento e arricchite con sonaglini.