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    Il ciclo della vita

    La Sardegna tradizionale vive con intensa ritualità e cerimonialità i momenti emergenti della vita individuale, dalla nascita-battesimo, al fidanzamento-matrimonio, alla malattia-morte. Essi si compiono nell'ambito della famiglia, nucleo forte dei rapporti sociali ed affettivi, con allargamenti alla parentela (nozze) e alla comunità (morte). Credenze, usanze, gesti e formule propiziatorie presentano aspetti di antichissima origine, anche preistorica, ma soprattutto precristiana. La base alimentare della popolazione sarda, i cereali, con il suo più importante alimento, il pane, costituiscono un elemento strategico della cerimonialità e dell'universo magico che presiede al ciclo della vita.

    LA NASCITA - Sono molte nella Sardegna tradizionale le credenze e le pratiche magiche che riguardano il neonato, certamente sorte in relazione all'alta incidenza della malattia e della mortalità neonatale. Il bambino, finchè non viene battezzato o non compie l'anno di età, viene infatti ritenuto particolarmente esposto agli attacchi di demoni, fantasmi e streghe-vampiro. Sono in particolare queste ultime a rappresentare un grave pericolo per il piccolo, che viene difeso con l'uso di grani, farine e pani. E' noto l'uso di porre un pezzetto di pane sotto il cuscino del neonato o di gettare nel fuoco chicchi di granoturco o crusca. Allo stesso fine valgono molti elementi vegetali e oggetti sacri (immagini, rami di palme e
    amuleti

    d'ulivo, fiori benedetti) e profani (piante spontanee ritenute "potenti", spiedi e treppiedi, le forbici usate per il taglio del cordone ombelicale e molti altri amuleti), spesso combinati tra loro per rafforzare la protezione.

    LE NOZZE - Le nozze, precedute dal corteggiamento e dal fidanzamento, sono vissute nella Sardegna tradizionale con grande partecipazione. Norme codificate dall'uso regolano la scelta del tempo e del giorno della celebrazione del rito, il ruolo di parenti e affini, gli obblighi degli sposi, il trasporto delle masserizie nella nuova casa, le modalità del corteo e della cerimonia, i momenti conviviali. Abbondano i rituali propiziatori, il più diffuso dei quali è la dìtia o arìtsia, benedizione degli sposi col grano, al quale ultimo possono essere uniti, a seconda della località, orzo, fiori, fave, ceci, sale. Il grano allude all'abbondanza e alla ricchezza, i fiori simboleggiano felicità e salute. Generalmente, allo spargimento della ròtsia segue la rottura della scodella o del piatto che la contiene e che si lascia cadere a terra. Una esplicita simbolicità sessuale caratterizza invece il "prattu de agoa"(piatto di coda) che viene servito alla fine del banchetto di nozze.
    Nel passato il grano costituiva spesso il dono di nozze ed era inteso come contributo alla costituzione della provvista familiare oltre che augurio di abbondanza
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    matrimonio sardo

    LA MORTE - Nell'evento della morte si concentra il massimo della cerimonialità e della sacralità comunitaria. L'attòtu è l'antica forma di cordoglio femminile, talora prezzolata, caratterizzata dal canto e dai movimenti ritmici, mentre resta ancora il ricordo di una forma d'eutanasia praticata delle accabbaderas. In alcune zone dell'isola, in occasione del decesso, vigeva l'uso del banchetto funebre, regolato da un preciso rituale. Nella Planargia veniva offerta una fetta di focaccia, mentre ancora oggi, in occasione del trigesimo, vengono confezionati pani che i familiari del defunto offrono a parenti, conoscenti e poveri. I morti vengono onorati in diverse occasioni (Natale, Pasqua, Novembre)con l'uso di apparecchiare per essi la tavola con una bella tovaglia bianca, del vino, acqua, formaggi, dolci e pani speciali. I cibi vengono consumati, l'indomani, dalla famiglia, seguendo formule fissate dalla tradizione. Nel Sulcis il tavolo del pranzo di Natale e Pasqua non veniva sparecchiato per due-tre giorni. Molte pratiche, essenzialmente legate al pane, avevano lo scopo di aiutare le anime dei defunti.

    pane di sapa