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Siamo agli albori della vita sulla terra. Il SIGNORE dopo aver creato tutte le altre parti
del mondo, si accinse a creare la SARDEGNA. Ma quando guardò nella sua sporta celeste,
si rese conto che era rimasto ben poco per plasmare un’isola. Tutte le cose più belle erano
state poste altrove, ed ormai non rimaneva che un cumulo di sassi a disposizione del
SIGNORE. - Cosa posso fare con quest’arida materia?- si chiese il DIVINO, dubbioso. Ma
subito decise. Così, una volta riunite le pietre, le sparse nel mare e, quando vide riemergere
le ultime, le schiacciò col suo piede, calzato di un sandalo infuocato. Si intravide così tra le
acque la prima forma di ICHNUSA, modellata in eterno dall’impronta divina. Ma l’opera
di DIO non si fermò qui: c’era bisogno di qualcosa perché potesse nascere la vita da quelle
pietre inermi. E sapete cosa fece il SIGNORE? Si rivolse alle altre terre già ricolme di ogni
meraviglia, e, tolto qua e là da esse quanto mancava a ICHNUSA, lo sparse su quell’isola
rocciosa. ICHNUSA, così, si ammantò di una natura fantastica, talmente varia ed estrosa,
da non assomigliare a nessun’altra terra e, nello stesso tempo da assomigliare a ciascuna di
esse!
Il CREATORE si rese conto di avere creato una terra unica: monti arsi e dirupati, simili
ad un pallido paesaggio lunare, morbidi colline nutrite da vigne ed agrumeti, vaste pianure e foreste inaccessibili, baie soleggiate e ridenti, coste selvagge forgiate da mari impetuosi, solitari altipiani e dolci conche ondeggianti di grano, ariosi pascoli e fresche oasi di palme.
Cos’altro poteva mancare all’isola per somigliare ad un grande continente? Le creature
che la popolassero! Animali e uomini. Con un soffio IDDIO li creò e stava per ritornare in
cielo quando lo trattenne un pensiero: - Questa terra è troppo sola nello sconfinato silenzio
delle acque. Come si comporteranno gli uomini?- Decise allora di scendere sulla terra e,
travestito da vecchio mandriano e, sceso sull’isola, si avvicinò ad un gruppo di pastori, che
mungevano le loro capre sulla soglia di una capanna.
Nel momento in cui lo videro, pur senza riconoscerlo, i pastori gli offrirono cordialmente
ospitalità. Lo fecero entrare nella capanna e spartirono con lui il loro pane e il loro
formaggio.
- Tieni - gli dissero, - su ogni boccone spartito sta seduto un Angelo! – Il SIGNORE fu
naturalmente assai commosso dalla semplice bontà di questi uomini. Rimase a vegliar con
loro e per tutta la notte raccontò fiabe e storie bellissime!
Quando infine spuntò l’alba, si accomiatò dai pastori. Ma avviandosi verso il cielo sapeva
di aver lasciato loro un Dono Celeste: le FIABE. Tramandate di padre in figlio, di
generazione in generazione, sarebbero state il conforto più dolce nella solitudine per gli
abitanti dell’isola. |